Insegnamenti di vita vissuta

Vorrei fare una riflessione e  condividerla con voi: come si fa a conciliare e ben gestire tutti i ruoli diversi che dobbiamo “interpretare” nella nostra quotidianità, senza sentirci persi e confusi da queste diverse “identità”? Lo sperimento in prima persona: attualmente mi trovo a svolgere vari ruoli diversi durante la mia giornata: quello professionale di psicologa, nello studio privato di psicoterapia, quello “istituzionale” di insegnante, in una scuola superiore con ragazzi dai 16 ai 20 anni circa, e quello “famigliare” di mamma di una bimba di 6 anni. Non è affatto facile giostrarsi tra tutto questo e soprattutto trovare un senso per noi stessi, riuscendo a mantenere la nostra centralità, il nostro senso di “io chi sono”.

Mi trovo quindi a cercare di interpretare nel migliore dei modi ruoli diversi che, tutti, mi danno modo di conoscermi, mettermi in gioco e di trovare la mia individualità.  Questi contesti, secondo me, hanno qualcosa in comune…l’obiettivo finale è simile: in tutti i contesti il mio scopo è quello di IN-SEGNARE, ovvero di “ LASCIARE UN SEGNO” nell’altra persona, lasciare una traccia che gli possa essere utile per stare meglio, nel caso di un paziente che vedo in studio, che lo stimoli a crescere e ad imparare, nel caso dello studente a scuola, entrambe le cose nel caso di mia figlia.

Nella relazione educativa, infatti, il ruolo dell’adulto dovrebbe essere quello di “colui che una traccia” all’allievo e nello stesso tempo di “colui che lascia una traccia” dentro di lui; ovvero è solo attraverso una relazione speciale tra noi  e l’altro che possono passare certi insegnamenti; è la magia dell’incontro che lascia il segno, è attraverso la capacità di emozionare, di divertire, di interessare che riusciamo a colpire l’attenzione degli altri e abbiamo l’opportunità di trasmettere loro qualcosa di nostro. Questo scambio produce un cambiamento , che poi si trasformerà in un  apprendimento. Entrambi usciamo da questo scambio diversi e un po’ più ricchi.

Buona vita a tutti!

Quando è giusto imporre il proprio punto di vista di genitore?

piercingE’ un dubbio frequente questo che i genitori hanno, soprattutto se cercano di costruire un rapporto  coi figli di tipo “democratico”, ovvero che si basa su valori quali il rispetto della persona, la libertà di pensiero e di giudizio. Ma come riuscire a conciliare questo con il proprio ruolo di genitore? Quando un figlio o una figlia adolescente frequenta compagnie “pericolose”, è giusto intromettersi e impedirgli di vedere certe persone che a noi genitori non piacciono?  Fino a che età è giusto che un genitore controlli il proprio figlio/a rispetto alle sue scelte, ai suoi interessi, amicizie, amori?

Facciamo un passo indietro e facciamo una riflessione: bisognerebbe innanzitutto capire cosa significa per noi “imporre il proprio punto di vista”; se vuol dire “mio figlio deve credere alle cose a cui credo io” questo sarebbe sbagliato e controproducente, perché con una imposizione otterremmo un’adesione del figlio ad un modello nostro, facendo perdere a lui l’opportunità  di esplorare  e costruirsi un’ identità propria.

In genere le persone nella vita prima o poi “scelgono” il proprio punto di vista, maturano le proprie idee, i propri valori. Questo può succedere  attraverso due modalità: l’identificazione e l’esplorazione.

Nell’identificazione il figlio/a sceglie valori, idee, di altri (genitori, o figure per lui significative) e le fa proprie. Il bambino nella prima infanzia si identifica in pieno con il modello genitoriale e ritiene buono per sè ciò che è buono e giusto anche per loro. In questo caso il genitore assume un ruolo di “Predicatore” ovvero, secondo lo schema teorico proposto nel corso “Genitori in regola”, cerca di trasmettere e insegnare il suo modello, e il figlio aderisce ai valori e alle regole proposte dal genitore perchè ne condivide la validità.

Nell’esplorazione, invece, al contrario, il figlio costruisce il proprio giudizio a partire dalla sua esperienza, vissuta e resa simbolica, cioè organizzata in termini di identità. Ad esempio, nel momento in cui assaggia una patatina fritta e ne prova piacere, si fa l’idea del suo gusto, anche se il genitore dice che “Fanno male”. Questo è l’obiettivo fondamentale dello stile genitoriale del “Maieuta” che cerca di facilitare la costruzione di valori e regole a partire dalle proprie esperienze.

Ma veniamo al discorso legato all’età: è chiaro che finchè un figlio è piccolo è il genitore che decide tutto; poi man mano, seguendo il suo processo di crescita, autonomia e responsabilità, il genitore dovrebbe imparare a favorire la progressiva delega  a proposito di scelte al proprio figlio. Questo non significa però ritirarsi e astenersi da qualsiasi intromissione; spesso i genitori per paura di scadere in autoritarismi e prevaricazioni, sconfinano nell’“astensionismo educativo”, talvolta assai poco efficace. Soprattutto coi figli in fase adolescenziale i genitori cadono in crisi e oscillano tra posizioni opposte di estremo controllo o di estrema libertà, senza chiare regole per il figlio, perdendo di vista l’importanza del rapporto e del confronto.

Se “intromettersi” significa dire ciò che si pensa, esprimere il proprio parere motivando le proprie idee e stimolando il confronto con il proprio figlio/a, questo è giusto importante per stimolarne il senso critico e la maturazione.

Gli adolescenti in particolare chiedono di poter esplorare da soli  relazioni ed ambienti extrafamiliari sapendo di poter rincasare e trovare a richiesta adulti disposti ad ascoltarli e rinfrancarli in vista di nuove partenze.

Bibliografia per approfondimenti:

  • Gilardi R.”Genitori in regola” , ed.la meridiana 2008
  • Pietropolli Charmet G., Riva E.; “Adolescenti in crisi, genitori in difficoltà. Come capire e aiutare tuo figlio negli anni difficili”, Franco Angeli, 2001

ATTENZIONE: se sei interessato ad approfondire il tema dei genitori e figli e di come ottenere miglioramenti in caso di relazione molto conflittuale iscriviti al gruppo di lavoro e al corso; 

Sono ancora aperte le iscrizioni al CORSO “GENITORI IN REGOLA”!

Le date saranno fissate una volta raggiunto il numero di dieci partecipanti e saranno 4 incontri (giov. sera o sab.mattina a seconda delle preferenze della maggioranza) presumibilmente in GENNAIO 2012.

Genitori, figli, regole: un corso per crescere meglio insieme

bambina che saltaCiascun genitore sa quanto è difficile

  • ottenere che i nostri figli rispettino le regole e norme di comportamento che riteniamo imprescindibili
  • essere efficaci nell’educare e trasmettere i valori ai nostri figli riguardo a salute, benessere, sicurezza
  • concordare con i ragazzi più grandi norme di comportamento accettabili sia per i genitori che per il figlio

Per aiutare i genitori di bambini di ogni età, ma anche i genitori in attesa, io e la collega Dr.ssa Beatrice Siboni proponiamo un corso in quattro incontri, che si terranno ogni giovedì sera a Ravenna dal 6 al 27 ottobre.

In un clima di calore e di riservatezza ognuno potrà condividere esperienze, difficoltà, dubbi, che troveranno la loro collocazione e spiegazione all’interno di un modello teorico-pratico di riferimento.

Questo aiuterà ciascun partecipante a stabilire e far rispettare le regole in famiglia, costruire una relazione più positiva coi figli, e capire come comportarsi nei casi in cui c’è un’opposizione fra genitore e figlio.

Le quattro lezioni si terranno il 6, 13, 20 e 27 ottobre, dalle 20:30 alle 22:00, presso lo studio della Dr.ssa Siboni in via Mazzini 14 a Ravenna. Il primo incontro è gratuito; il costo dell’intero corso è di 100 euro.

Gli strumenti della Psicoterapia

…ma a volte,
proprio quando tutto ci sembra perduto
giunge il messaggio che ci può salvare;
abbiamo bussato a porte che davano tutte sul nulla,
e nella sola per cui si può entrare
e che avremmo cercato invano cent’anni
urtiamo inavvertitamente
ed essa s’apre.
[Proust – dal VII libro de “La ricerca del tempo perduto”]

IMG_2666La Psicoterapia è un percorso di ricerca e di scoperta di sé: questo comporta difficoltà, impegno e costanza, ma anche gioia e soddisfazione per i propri miglioramenti e per i traguardi raggiunti.

Per l’approccio sistemico tutto ciò che libera la conoscenza e sblocca la creatività e le risorse della persona è positivo e salutare.

Nella malattia e nel dolore sia fisico che psichico tutto sembra come bloccato: la persona non riesce a pensare ad altro, non riesce a vivere bene in nessun ambito della sua vita, il suo disagio compromette il suo equilibrio e tutti i rapporti con gli altri.

È molto importante non ripiegarsi su se stessi e basta, ma cercare un aiuto di tipo psicologico.

Spesso le persone diffidano dello psicologo o ne hanno paura… ma cosa mi farà?
Quali strumenti utilizza uno psicologo durante una seduta?

Il principale strumento utilizzato dallo psicologo clinico è il dialogo terapeutico: dopo aver messo a proprio agio la persona in un clima di ascolto empatico e di fiducia, si cerca, attraverso l’uso di domande specifiche, di analizzare insieme la situazione problematica nei suoi vari aspetti, offrendo alla persona nuovi spunti o punti di vista sul problema, aiutandola ad aprirsi a possibili alternative di comportamento, a sperimentare delle soluzioni aumentando così la sua consapevolezza di sé e delle proprie risorse.

È fondamentale che si crei fin dai primi colloqui tra il terapeuta e la persona un rapporto positivo di fiducia e di stima, così da creare una “alleanza terapeutica”, strumento indispensabile per il successo della terapia.

Nel corso della fase preliminare di una psicoterapia, soprattutto quando si tratta di bambini, possono essere utilizzati anche test psicodiagnostici per una più completa valutazione della persona.

Un’altra serie di tecniche terapeutiche da me utilizzate sono tecniche non verbali molto utili in certe situazioni di blocco emotivo: attraverso l’utilizzo di immagini simboliche o fotografie si favorisce un recupero del passato e un’analisi delle relazioni familiari più problematiche della persona, facilitando la comprensione delle sue difficoltà relazionali.

Anche semplici esercizi psico-corporei come l’ascolto del proprio respiro o tecniche di rilassamento guidato con visualizzazioni possono essere utilizzate in certi casi per facilitare il rilassamento e un maggiore contatto con sé stessi.

Bibliografia per approfondimenti:

  • Watzlawick P., Weakland J.H., Fisch R. “CHANGE sulla formazione e la soluzione dei problemi”, Astrolabio, 1974
  • Barman L. “La fototerapia in Psicologia clinica”, Ed.Erickson, 1993
  • Downing G. “Il corpo e la parola”, Astrolabio, 1995